L’Obesità dell’Età Pediatrica

L’Obesità dell’Età Pediatrica

Già nei primi anni di vita, i geni concorrono nel conferire una predisposizione più o meno importante all’accumulo di grasso, ma un’esposizione ambientale a fattori favorenti l’obesità è indispensabile perché questa si manifesti nel fenotipo.

L’ambiente influenza il soggetto:
1.nelle scelte nutrizionali
2. nelle abitudini motorie
3. nello stile di vita
4. nelle occupazioni durante il tempo libero

1. Alimentazione

I principali errori nell’alimentazione del bambino sono:
– maggior attenzione alla quantità rispetto alla qualità
– maggior preoccupazione per l’iponutrizione che per l’ipernutrizione
– eccessiva pressione da parte dei genitori e mancanza di autoregolazione degli apporti
– influenza dell’ambiente, mass media
– Ripartizione sbilanciata dei pasti nella giornata
– Scelte alimentari non salutari (distributori automatici, fast food ecc.)

1.1 Allattamento al seno
Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano la promozione dell’allattamento materno esclusivo per l’alimentazione del neonato a termine nei primi sei mesi di vita. Diversi studi hanno dimostrato che i bambini allattati esclusivamente al seno hanno un minor rischio di obesità nell’infanzia rispetto a quelli allattati artificialmente. La promozione dell’allattamento al seno è stata riconosciuta dall’OMS, dall’Accademia Americana di Pediatria e dalla Società Italiana di Pediatria come procedura consigliata per la prevenzione dell’obesità del bambino.

1.2 Divezzamento
Le linee guida raccomandano l’inizio del divezzamento non prima della fine del quarto mese e non dopo il sesto mese. In questo periodo il bambino entra in contatto con i cibi solidi sperimentando gradualmente i vari alimenti e abituandosi a gusti differenti. Con lo svezzamento il bambino viene usualmente esposto ad u n rapido incremento nella quota di proteine nella dieta. L’elevato apporto proteico costituisce un potenziale fattore di rischio indipendente per il successivo sviluppo di obesità.

1.3 Prima e seconda infanzia
In questa fase il bambino inizia a risentire maggiormente delle abitudini familiari e dei gusti personali, più che delle indicazioni del pediatra, la sua alimentazione è quindi sempre più influenzata dall’ambiente circostante. I comportamenti nutrizionali acquisiti in questa fase sono mantenuti nelle età successive e la famiglia è il più importante modello che influenza gusti e preferenze. Dal terzo anno di vita, l’alimentazione è spesso regolata più dai gusti del soggetto che dalle reali esigenze nutrizionali ed è influenzata dai mass media , soprattutto la televisione e le abitudini dei compagni. Alcuni studi hanno evidenziato che la frequenza della colazione è inversamente associata alla presenza di obesità e di malattie croniche.

1.4 Terza infanzia
In questa fase aumentano i momenti in cui bambino, più indipendente, rimane da solo durante la giornata: facile accesso, solitudine, crescente disponibilità di alimenti (dovuta all’incremento delle scorte di cibo) sono fattori che ne favoriscono il consumo. Recenti studi hanno evidenziato che essere obesi è associato a una distribuzione dei pasti sbilanciata nella seconda parte della giornata e con il consumo di porzioni di dimensioni significativamente maggiori. Inoltre l’eccessiva attenzione e preoccupazione per il cibo da parte dei genitori ostacola fortemente un adeguato sviluppo dei meccanismi di autoregolazione dell’appetito del bambino.

Per quanto riguarda la composizione della dieta, si ha spesso uno scarso apporto di frutta e verdura, quindi fibra e minerali, e un’elevata introduzione di grassi animali e di glucidi semplici, assunti con bevande e dolciumi.

1.5 Adolescenza
In questa fase il processo di indipendenza dai genitori si fa rapido e spesso conflittuale. Amici e mass media diventano il riferimento anche per l’alimentazione e lo stile di vita. Saltare la colazione,mangiare panini e/o fast food in sostituzione al pranzo, ripetuti fuoripasto alternati a digiuni prolungati concorrono nel favorire un minor controllo sull’appetito e sulla quantità di cibo ingerito.

2. Attività fisica

Led stime più recenti indicano che i bambini necessitano di un minimo di sessanta minuti di attività fisica moderata–vigorosa al giorno. Questo obiettivo è ben lontano da quanto si possa rilevare ai giorni nostri.
L’obeso è tendenzialmente un sedentario: l’associazione tra obesità e sedentarietà è stata chiaramente dimostrata.
Sono vari i fattori che influenzano i livelli di attività fisica nel bambino, di seguito i principali:
– Età: diminuisce con l’età
– Sesso: il livello di attività fisica nei maschi è più alto rispetto alle femmine
– Grado di eccesso ponderale: diminuisce con la gravità dell’obesità
– Famiglia: è influenzato dalle abitudini motorie della famiglia, diminuisce se i genitori sono sedentari
– Clima: diminuisce in aree geografiche non temperate
– Video: diminuisce proporzionalmente al tempo trascorso davanti al video (TV,computer)
– Stato socioeconomico: diminuisce nelle classi sociali più svantaggiate

2 Età critiche

Sono stati identificati quattro periodi critici per lo sviluppo dell’obesità:
3.1 Vita intrauterina :peso alla nascita
Viene plasmato l’assetto metabolico del feto in relazione a quello della madre. Durante la gestazione si differenziano i centri ipotalamici responsabili della regolazione di fame e sazietà e incrementa il numero degli adipociti. L’esposizione del feto a ipernutrizione durante la gravidanza può contribuire alla “programmazione”della regolazione metabolica del bambino nella sua vita adulta, predisponendo l’individuo all’obesità e al diabete. Allo stesso modo anche l’esposizione all’iponutrizione intrauterina è stata associata ad una più elevata prevalenza dell’obesità nei giovani adulti.
3.2 Primo anno di vita: allattamento, svezzamento, velocità di cerscita
L’elevata velocità di crescita ponderale e staturale durante il primo anno di vita, favorita da un grande apporto in calorie e nutrienti, è associata al sovrappeso e all’obesità nelle età successive. L’allattamento al seno soprattutto se prolungato per più di sei mesi, è un fattore protettivo nei confronti dell’obesità.
3.3 Età prescolare: adiposity rebound:
Si intende l’inversione della curva dell’adiposità che avviene fisiologicamente al sesto-settimo anno di vita. I bambini che presentano un’anticipazione dell’adiposity rebound hanno un elevato rischio di diventare obesi nelle età successive
3.4 Pubertà: stile di vita, influenza sociale, mass media
In questa fase vi è il rischio che la deposizione di lipidi sia eccessiva, in relazione alla riduzione di attività fisica e sportiva, soprattutto nelle femmine, e al generale peggioramento delle abitudini nutrizionali tipiche dell’adolescenza, soprattutto lo snacking fuoripasto.

Prevenzione e Terapia dell’Obesità in Età Pediatrica

Il giorno 18 settembre 2010  il Prof. Melchionda  ha presentato un Progetto di Prevenzione e Terapia dell’Obesità in età pediatrica a Imola, proponendo alle famiglie un ciclo di incontri rivolti ai genitori. Alla conferenza erano presenti 150 persone.
Alla prima lezione si sono presentati i rappresentanti di 22 nuclei familiari. Abbiamo chiesto loro di fornirci i dati inerenti a peso e altezza di tutti i componenti della famiglia. Di seguito la sintesi dei dati raccolti.

Di 39 bambini di 22 famiglie il cui pediatra ha segnalato almeno un figlio in sovrappeso:
– il peso del 23% dei bambini si colloca tra il 10° e il 50° percentile.
– il peso del 15% dei bambini si colloca tra il 51° e il 75° percentile.
– il peso del 18% dei bambini si colloca tra il 76° e il 85° percentile.
– il peso del 23% dei bambini si colloca tra il 86° e il 95° percentile.
– il peso del 21% dei bambini si colloca sopra il 96° percentile.

Per quanto riguarda l’Indice di Massa Corporea(BMI) genitori presenti:
– il 44% ha un BMI tra 18 e 24,9.
– il 28% ha un BMI tra 25 e 29,9.
– il 23% ha un BMI tra 30 e 34.9.
– il 2% ha un BMI sopra 35.

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