Disturbi Alimentari

Disturbi Alimentari

In età evolutiva il modello eziopatogenetico che al momento spiega meglio l’insorgenza dell’obesità è un modello multifattoriale (biopsicosociale), fondato sull’ipotesi di interazioni circolari tra fattori biologici e psicologici, individuali e ambientali, macro e micro sociali.

Emerge la necessità di programmi di prevenzione indirizzati alle famiglie sotto forma sia di consigli pratici (per esempio porzioni appropriate, orario dei pasti e degli spuntini), sia informazioni su come i bambini sviluppano i loro stili alimentari.

I cambiamenti di stile di vita dell’intero gruppo familiare sono giudicati lo strumento più utile.

Tra principali fattori ambientali, ovvero gli aspetti dell’alimentazione determinati dal contesto in cui il bambino vive:

  • Aumento della disponibilità di cibo
  • Diminuzione dell’attività fisica
  • Urbanizzazione crescente che toglie spazio ai giochi all’aperto
  • Aumento delle ore trascorse davanti alla televisione/computer (stile di vita sedentario)
  • Annunci pubblicitari fuorvianti, che stuzzicano il desiderio di consumare cibi e bevande scadenti dal punto di vista nutritivo

Maggiormente legati al microambiente familiare:

  • Peso corporeo dei genitori (se obesi, il peso del bambino viene sottostimato)
  • Status socioeconomico
  • Genitori con perdite di controllo sulla propria alimentazione(BED)
  • Genitori troppo preoccupati di poter avere un figlio grasso
  • Disturbi psicopatologici:
  • Dgravi disturbi di personalità
  • Abitudini scorrette dal punto di vista dell’alimentazione e scarsa promozione di uno stile di vita attivo, diventano modelli negativi per il bambino
  • Disfunzioni psicologiche del sistema familiare:
  • Padri che hanno difficoltà importanti nel processo di individuazione e di svincolo rispetto alla famiglia di origine
  • Stile genitoriale paterno permissivo
  • Evitamento dei conflitti, inibizione della manifestazione delle emozioni, soprattutto l’aggressività (salvo quella che può essere espressa attraverso la voracità alimentare).I conflitti emotivi tendono a trasformarsi in sintomi somatici, es. mangiare per sedare emozioni (Emotional Eating)
  • Famiglie iperprotettive o poco flessibili nel fronteggiare i bisogni individuali di cambiamento (il comportamento del bambino è modellato sulle aspettative dei genitori, quindi poco attivo nel riconoscere i propri desideri). Questo ostacola la creazione di un Locus of Control interno
  • Difficoltà della madre a riconoscere i segnali emessi dal bambino durante gli stati del bisogno, questo incide negativamente sullo sviluppo delle capacità di autoregolazione.
  • Abitudini alimentari della famiglia, le tradizioni gastronomiche, modellano le preferenze del bambino; ad es. l’uso frequente di cibi ricchi di grassi e dolci, provocano nel bambino una stabile preferenza per cibi ad alta densità energetica

   La teoria di Hilde e Brunch sulla patogenesi dell’obesità nella prima infanzia è fondata sull’ipotesi di una difficoltà della madre a riconoscere i segnali emessi dal piccolo, in vari stati di bisogno, fondamentale per lo sviluppo delle capacità di autoregolazione. Si suppone che nel magma di una sensazione di sofferenza, fastidio o mancanza, il lattante impari a distinguere le diverse cause di disagio (fame, sete, sonno, bisogno di contatto ecc.) proprio attraverso le risposte che riceve. Se al bisogno di contatto, la madre risponde offrendo cibo, il soggetto potrebbe fraintendere le sue sensazioni e imparerà a rispondere con il cibo a ogni futura esperienza di disagio. Secondo Brunch dunque alla base dell’obesità e dei disturbi del comportamento alimentare c’è un’anomalia nel modo in cui è avvertita la fame (a causa di un errato apprendimento percettivo). Nell’insorgenza dell’obesità e di disturbi clinici del comportamento alimentare,numerosi lavori hanno riconosciuto il possibile ruolo patogenetico di esperienze traumatiche, abusi fisici, sessuali o emozionali, incuria e maltrattamenti subiti in età evolutiva.

Tra i disturbi alimentari, il Binge Eeating Disorder (BED) è piuttosto diffuso nella fascia d’età 6-14 anni: le ricerche epidemiologiche indicano valori di prevalenza compresi tra il 2 e il 10%.   Nel 2003 Marcus e Kalarchian hanno proposto nuovi criteri per la dignosi di BED in età pediatrica:

  • Episodi ricorrenti di binge eating. Un episodio è contraddistinto da entrambe le caratteristiche seguenti:
  • Cercare cibo senza avere fame (per esempio dopo un pasto completo)
  • S enso di mancanza di controllo sull’alimentazione (per esempio “Quando comincio a mangiare non riesco più a fermarmi”)
  • Gli episodi di binge eating sono associati a uno o più dei fenomeni seguenti:
  • lcercare cibo in risposta a emozioni negative (per esempio tristezza, noia, irrequietezza)
  • Cercare cibo come ricompensa, gratificazione

Nel 2003 Marcus e Kalarchian hanno proposto nuovi criteri per la dignosi di BED in età pediatrica:

  1. Tenere segreti gli episodi
  2. Avvertire obnubilamento della coscienza durante gli episodi
  3. Mangiare più degli altri o averne l’impressione
  4. Trafugare o nascondere cibo
  5. Provare sentimenti negativi rispetto al mangiare (come colpa, vergogna)
  6. I sintomi continuano per almeno tre mesi
  7. I sintomi alimentari non sono associati all’uso regolare di pratiche improprie di compenso (come vomito autoindotto, abuso di lassativi o diuretici, digiuni, esercizio fisico eccessivo) e non avvengono esclusivamente in corso di anoressia nervosa o di bulimia nervosa. Il diabete mellito di tipo 1 (DM1) è la più comune patologia endocrino-metabolica dell’infanzia. Da studi recenti emerge una certa comorbidità con i disturbi alimentari.

La diagnosi di DM ha due conseguenze atte a favorire lo sviluppo di un disturbo alimentare: le restrizioni dietetiche e l’aumento di peso legato all’inizio della terapia insulinica. Tutto ciò accade spesso, fra l’altro nei pressi dello sviluppo puberale, epoca di maggior turbolenza pulsionale, di minor controllo degli impulsi e di più esasperata attenzione all’immagine del corpo.

E’ necessario porre l’attenzione anche sulla stigma sociale e familiare nei confronti di bambini  e adolescenti in sovrappeso o obesi, bersaglio di derisione e disapprovazione. L’esperienza di un figlio sovrappeso può essere vissuta dai genitori in modi molto diversi: alcuni giudicano come un segno importante di inadeguatezza già un modesto sovrappeso; altri, invece, sottovalutano e trascurano perfino una grave obesità. Un’obesità che si manifesta o si accentua durante l’adolescenza deve essere letta nella cornice della complessa evoluzione psichica di questa fase della vita. Vanno considerate:

  • le trasformazioni dell’aspetto fisico che la pubertà comporta e verso le quali il soggetto può essere impreparato
  • il conflitto autonomia-indipendenza
  • il processo di separazione-individuazione rispetto alle figure genitoriali
  • l’inserimento nel gruppo dei pari
  • gli inizi della sessualità

In questa fase di decostruzione- ricostruzione del sé, il rapporto con il cibo può essere investito di valenze emotive intense, difficili da governare. L’obesità adolescenziale è, quindi, anche uno dei possibili esiti di processi psicopatologici reattivi a una transizione evolutiva ad alto rischio. Vari studi hanno trovato una capacità di decodificare le emozioni ridotta rispetto ai gruppi di controllo sia in bambini obesi sia nei loro genitori. Per quanto riguarda l’immagine del corpo, i bambini di sei-sette anni sono già sensibili al giudizio estetico negativo sull’obesità che impera nella nostra cultura. Il sovrappeso in adolescenza, soprattutto nelle ragazze si associa a sintomi depressivi, insoddisfazione per l’immagine del corpo, bassa stima di se e peggiore qualità di vita percepita.

Per quanto riguarda gli strumenti psicometrici dotati di buone caratteristiche psicometriche e sviluppati apposta per lo studio del comportamento alimentare, dell’attività fisica e dell’obesità in età evolutiva è piuttosto limitato. I bambini di età fino a sette anni, in genere, non sono ne capaci di fornire informazioni attendibili sul loro consumo di alimenti né, tanto meno, di rispondere alle domande di un questionario. La valutazione del loro comportamento alimentare e dei loro problemi di peso è affidato essenzialmente a quattro operazioni:

  • esame medico
  • osservazione diretta del comportamento
  • interviste semistrutturate rivolte ai genitori
  • diari compilati dai genitori

Tre sono gli strumenti psicometrici utili in età pediatrica:

  • Eating Disorder Examination (EDE12.OD)
  • Kid’s Eating Disorder Survey (KEDS)
  • Body Image Assessment-Children (BIA-C) e Body Image Assessment-Preadolescent (BIA-P).

Secondo il modello sistemico-relazionale di Minuchin si considera luogo della patologia l’individuo nel suo contesto. Si sostiene l’ipotesi che i sintomi si esasperino e si mantengano tanto quanto servono alle funzioni relazionali del sistema (funzione omeostatica del sintomo), in quanto componente integrante e forza coesiva nelle relazioni. circostanze. La migliore traduzione italiana potrebbe essere genericamente “alimentazione compulsiva”. E’ associato quasi BOLISMOsempre all’OB sebbene esiste, anche se raramente, in soggetti normopeso.

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